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venerdì 28 aprile 2017 - Ore 15:51
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TARIFA

Tarifa*

di Pietro Guglielmetti

 * Il racconto ha partecipato alla terza edizione di Culturexpress, concorso di narrativa a sezione unica dal titolo "Aerei di carta" organizzato nell'ambito del Progetto Culture Factory della Fondazione Eni Enrico Mattei in collaborazione con RaccontidiCittà

Buio diffuso e allontanamento, la distanza, la solitudine è quello che rimane. Allontanamento positivo. Sono vicini i giorni senza pensieri. Giorni di sabbia cancellati dalla mancanza di riposo. E le colline ci circondano, passatempi popolari di contorni arabi. Il castello sopra la nostra testa resiste al blu di questa notte, al vento insistente. Un ago di euforia e strade impossibili da meditare.
Sento il deserto vicino che si nasconde dal teatro del tempo in una contraddizione. Il tronco si sta seccando inesorabilmente.
Vento, vento ovunque, grani di sabbia pungono gli occhi.
Altri accampamenti si materializzano nella notte nascosta in un movimento circolare, nel pugno stretto rimane solo l’illusione attraverso lo spostamento.
Vento e malviventi si aggirano in cerca di carcasse.

Mare freddo e granelli di sabbia mi scoppiano nelle orecchie imprigionate dall’effetto della luce pura.
Sogni arretrati, amaro in bocca, voglia di silenzio artificiale e tanta rassegnazione sul vostro volto.
L’impatto con il mondo è di nuovo difficoltoso.

Osservo l’Oceano in questo luogo dove le acque si sovrappongono e si scavalcano in correnti che nutrono di colore i miei occhi.
Incastrato in questo tubo arido il vento esalta movimenti insoliti, aumentando la sua velocità in modo spropositato strappa le convinzioni, fa vorticare i pensieri e li rimescola in una pasta filamentosa inestricabile. L’occhio trema pericolosamente sull’altra sponda di questo imbuto di aria acqua e sabbia.
Acqua d’argento. Ogni lama si divide in miliardi di parti e separa la superficie mossa da altre milioni parti prima di lui in migliaia di specchi che luccicano, infiniti raggi colpiscono contemporaneamente i miei occhi riflessi.
Incantato da tutto il movimento che mi circonda, dall’invadente contrasto con l’immobilità cieca delle montagne, scioccante presenza i mulini delicati in perfette file simmetriche rotolano bianchi e si arrotolano nell’aria. Così il movimento si impossessa del cielo e della montagna contemporaneamente e la mente riesce a sopportare questo luogo adattato alla vita, riportato ad un’assurdità comprensibile come la bellezza di questo momento in cui la mia schiena si tira per il leggero materializzarsi della sera che si avvicina al mio corpo mentre il sole cala e il deserto è ancora più vicino.
Tengo le ginocchia tra le braccia per non rabbrividire - per sentire che se ci fossi sarebbe meglio.
Guardo lontano. Guardo per farti rimanere ancora un secondo.
Un leggero sorriso passa sulle mie labbra, come il vento, come tutto qui.

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