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venerdì 28 aprile 2017 - Ore 15:54
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SE AMORE SI PUÒ DIRE

Se Amore si può dire*

di Chiara Pagano

 * Il racconto ha partecipato alla terza edizione di Culturexpress, concorso di narrativa a sezione unica dal titolo "Aerei di carta" organizzato nell'ambito del Progetto Culture Factory della Fondazione Eni Enrico Mattei in collaborazione con RaccontidiCittà 

Quei cinque giorni per le strade di Francia non avevano sortito quanto sperato. Sì, l’avevano portata via da tutto ma non da se stessa. Una volta tornata a casa rivedere quel volto la portava a paesaggi mai visti, in quegli occhi ritrovava l’antica Persia e i moderni grattacieli della Teheran nord, la sua voce la portava ad Hafez e ai racconti di Shahrazàd.
Quando ama lei viaggia, e ora, finita quella follia d’amore, quel completo distacco dalla realtà, si ritrovava esiliata nella sua città, imprigionata in quel viaggio.
Lentamente, poi, aveva trovato un legame con la terra, se la sua o quale non importa, e aveva ripreso a vivere o a sopravvivere: si faceva forza, nonostante i pugni allo stomaco, lavorando e studiando, e qualche volta stanca si addormentava serena.
Passò del tempo, e con l’estate le proposero un nuovo viaggio e lei accettò cercando di mettere via tutto quello che potesse ricondurla a lui.
Fu un passaggio lento… Scoprì la gente e la gioia del dialogo, riscoprì il mare il freddo e il vento.
La tranquillità dei cieli, dei boschi, dei sentieri d’Irlanda la riportarono indietro.
L’ultimo giorno, prima di tornare a casa, in quell’ostello a Dublino un ragazzo brasiliano iniziò a parlarle, la sua compagnia era piacevole e i loro sorrisi coordinati. Le parlò e le parlò ancora, le chiese del viaggio e le raccontò dei propri. Le chiese l’email, lei la segnò con tratto tremante su uno scontrino, poi un abbraccio infinito e la porta si chiuse.

E ora rimango qui, in questo scomodo sedile, con un artificiale soffio d’aria fredda sopra le tempie, temendo il decollo e forse anche l’arrivo.
Rimango qui, forse innamorata dell’amore, forse.
Penso al suo sorriso, al suo sorriso di occhi denti e labbra, e assaporo questa dolcissima attesa… e non so neanche di cosa.
Ho paura, due lacrime mi solcano il viso… so solo che non voglio tornare. Non voglio più quella gabbia in cui ero rinchiusa.
Mi ero rinchiusa.
Ora non ho più quel peso dentro.
Ora forse sono libera. Viaggerò di nuovo. Viaggerò ancora anche nella mia città.
Ho paura, due lacrime mi solcano il viso… no, non importa se quella email arriverà.
Sì, so già che dimenticherò il suo viso. Inizierò con le sfumature, i colori della pelle, poi i contorni, il suo modo di appoggiarsi, di accavallare le gambe e alla fine dimenticherò anche il suo nome e quel sorriso di occhi denti e labbra…
Riprenderò il mio posto, ci starò anche bene ora, forse, e prima o poi svanirà tutto.
Ma ciò che non andrà via caro Jorge sarà la serenità del tuo viso, il suono della tua voce quando dici “risotto ai funghi poscini” e “cafetensgi” o “è fascilissimo”, no, non andranno via i giochi di quei giorni perché, dolcissimo Jorge, se mi sono innamorata, questa volta non è solo di te…
No, non andrà via quell’aria fredda che ti punge il volto né quella pioggia fitta e soffice che rinfresca la mente, non andrà via quella musica di flauti e violini, non andranno via quei silenzi, non dimenticherò questo e tutte quelle gentilezze.
No, ora so fare le bolle di sapone e tirar fuori oggetti dalle nuvole… e questo, mio caro Jorge, stavolta lo devo anche a me.

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